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Generale di Squadra Aerea - Eravamo alla Vacca e temevamo di non poter venire...

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lunedì, 16 novembre 2009

Poesie francesi.

Un Mallarmé che mi ricorda sempre qualcuno... Molto raffinato...

[...]

Aimai-je un rêve ?
Mon doute, amas de nuit ancienne, s’achève
En maint rameau subtil, qui, demeuré les vrais
Bois mêmes, prouve, hélas! que bien seul je m’offrais
Pour triomphe la faute idéale de roses —
Réfléchissons…
Réfléchissons… ou si les femmes dont tu gloses
Figurent un souhait de tes sens fabuleux !
Faune, l’illusion s’échappe des yeux bleus
Et froids, comme une source en pleurs, de la plus chaste :
Mais, l’autre tout soupirs, dis-tu qu’elle contraste
Comme brise du jour chaude dans ta toison?


[...]

 

postato da: IlGenerale alle ore 09:32 | link | commenti
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venerdì, 13 novembre 2009

Un po' di poesia autunnale...

Un'altra delle mie più accese passioni... Victor Hugo.. Bellissimo!!!

Après avoir chanté, j'écoute et je contemple,
A l'empereur tombé dressant dans l'ombre un temple,
Aimant la liberté pour ses fruits, pour ses fleurs,
Le trône pour son droit, le roi pour ses malheurs ;
Fidèle enfin au sang qu'ont versé dans ma veine
Mon père vieux soldat, ma mère vendéenne ! 
postato da: IlGenerale alle ore 10:04 | link | commenti
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venerdì, 23 ottobre 2009

Moby Dick...

Alcuni passaggi di quel meraviglioso romanzo a infiniti strati che Melville ha voluto regalarsi e regalarci, senza sapere, sono convinto, esattamente dove si volesse arrivare...

Gli uomini possono sembrare detestabili presi in società commerciali e in nazioni, possono esserci tra loro dei furfanti, degli stupidi e degli assassini, possono avere facce vili e sparute, ma l'uomo, nell'ideale, è così nobile e così splendido, è una creatura così grande e radiosa, che sopra ogni sua macchia d'ignominia tutti i compagni dovrebbero correre a gettare i loro mantelli più preziosi.

Lascio una scia bianca e inquieta, acque pallide, facce più pallide, dovunque passo. Le onde invidiose si gonfiano ai lati per sommergere la mia traccia: facciano, ma prima io passo. (Achab).

Così pare ci sia una ragione in tutto, persino nella legge.

moby-dick

Se questo mondo fosse un piano infinito e navigando a oriente noi potessimo sempre raggiungere nuove distanze e scoprire cose più dolci e nuove di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora il viaggio conterrebbe una promessa. Ma, nell'inseguire quei lontani misteri di cui sogniamo, o nella caccia tormentosa di quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota dinanzi a tutti i cuori umani, nella caccia di tali cose intorno a questo globo, esse o ci conducono in vuoti labirinti o ci lasciano sommersi a metà strada.

Una bella fronte umana che pensa [...] è come quel sigillo aureo apposto dagli imperatori tedeschi ai loro decreti. Significa un " Dio: fatto oggi di mio pugno."...

  

postato da: IlGenerale alle ore 10:11 | link | commenti (1)
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venerdì, 25 settembre 2009

Avevo voglia del sommo poeta... E del sommo coraggio umano...

Io e' compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov'Ercule segnò li suoi riguardi

  acciò che l'uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l'altra già m'avea lasciata Setta.
111
  "O frati," dissi, "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia
114
  d'i nostri sensi ch'è del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
117
  Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
120
  Li miei compagni fec'io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
123
  e volta nostra poppa nel mattino,
de' remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.
126
  Tutte le stelle già de l'altro polo
vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.
129
  Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,
132
  quando n'apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.
135
  Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.
postato da: IlGenerale alle ore 13:21 | link | commenti
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giovedì, 03 settembre 2009

Ma... Ora... Dico...

Da dove spunta quel pugnale che, di tanto in tanto, a suo piacere, mi si conficca nella scatola cranica, divertendosi a farmi stramazzare dal dolore? Porcaccia la mignottaccia (giusto per continuare con lo stile lirico dei miei ultimi post)!!!

 Cane mal di testa

 

 

 

 

 

 

 

postato da: IlGenerale alle ore 10:33 | link | commenti (2)
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martedì, 25 agosto 2009

Sicuramente "La passeggiata" del D'Annunzio, il suo cavallo di battaglia...

 

Voi non mi amate ed io non vi amo. Pure

qualche dolcezza è ne la nostra vita

da ieri: una dolcezza indefinita

che vela un poco, sembra, le sventure

nostre e le fa, sembra, quasi lontane.

Ben, ieri, mi sembravano lontane

mentre io parlava, mentre io v'ascoltava,

e il mare in calma a pena a pena ansava,

ed eran quei vapori come lane

di agnelli, sparsi in un benigno cielo.

Mi veniva da voi o da quel cielo

e da quel mare l'umile riposo?

Certo, in un punto, io fui quasi oblioso.

Lane di agnelli, gigli senza stelo,

vaghe bianche apparenze, in cielo, in mare...

Come leggero ai lidi ansava il mare!

Il vostro passo diventò più lento.

Come leggero anche! Ed io era attento

più la ritmo di quel passo o a quell'ansare,

o a le vostre parole, o al mio pensiero?

Parea che io non avessi alcun pensiero.

Non pensava. Sentiva, solamente.

Dite: non foste mai convalescente

in un aprile un po' velato? È vero

che nulla al mondo, nulla è più soave?

Qualche cosa era in me, di quel soave.

Pure, voi non mi amate ed io non vi amo.

Pure, quando vi chiamo, io non vi chiamo

per, nome. E il vostro nome è quel de l'Ave:

nome che pare un balsamo a la bocca!

Quando parlate, io non guardo la bocca

parlare, o al men non troppo guardo. Ascolto;

comprendo, vi rispondo. Il vostro volto

non muta se la mia mano vi tocca.

La vostra mano è quella che non dona.

Nulla di voi, nulla di voi si dona.

Però, nulla io vi chiedo, nulla attendo

se bene, debolmente sorridendo

come chi langue e pur non s'abbandona...

Oh, no! Voi eravate, ieri, stanca.

Voi eravate ieri molto stanca,

oh tanto che vi caddero di mano

i fiori. Non è vero che di mano

vi caddero le rose, tanto stanca

eravate? Così vi vedo ancóra.

E fate che così vi veda ancóra,

un'altra volta, un'altra volta sola.

Forse... Oh no. Sorridete. È una parola

vana questa che io dico. Voi, signora,

siete per me come un giardino chiuso.

Siete per me come un giardino chiuso,

dove nessuno è penetrato mai.

Di profondi invisibili rosai

giunge tale un divino odore effuso

che atterra ogni desìo di chi l'aspira.

Non ad altro la nostra anima aspira

che a una tristezza riposata, eguale.

Conosco il vostro portentoso male;

e il dolore ch'è in voi forse m'attira

più de la vostra bocca e dei capelli

vostri, dei grandi medusèi capelli

bruni come foglie morte

ma vivi e fien come l'angui attorte

de la Górgone, io temo, se ribelli,

e pieni del terribile mistero.

Me non avvolgerà tanto mistero.

Dicono che nel folto de le chiome

voi abbiate una ciocca rossa come

una fiamma: nel folto chiusa. È vero?

Io la penso, e la veggo fiammeggiare.

La veggo stramente fiammeggiare

come un segno fatale. - O passione

arsa a quel fuoco! - Tutte le corone

de la terra non possono oscurare

quel segno unico. Voi siete l'Eccelsa.

Voi che passate, voi siete l'Eccelsa.

E passate così, per vie terrene!

Chi osa? Chi vi prende? Chi vi tiene?

Siete come una spada senza l'elsa,

pura e lucente, e non brandita mai...

Oh, dove sono giunto! Perché mai

vi dico queste cose? Perdonate

chi sogna. Perdonate, perdonate.

Il tramonto è una fiamma, e i marinai

cantano da le navi, e odora il mare.

Voi vedete: non è lo stesso mare

di ieri. Voi vedete: è un altro cielo.

Lane di agnelli, gigli senza stelo,

vaghe bianche apparenze, in cielo, in mare:

queste cose rispondon meglio a noi,

meglio a le nostre anime stanche. Noi

saremo paghi di qualche dolcezza

mite, noi cercheremo una tristezza

riposata ed eguale. Ed abbia i suoi

cieli velati Aprile, come ieri,

i suoi mari quieti, come ieri;

sì che possiamo noi recar lungh'essi

i lidi, o sotto gli alberi, sommessi

colloqui e sogni e taciti pensieri,

- o voi dal dolce nome che io non chiamo! -

perché voi non mi amate ed io non vi amo.

 

postato da: IlGenerale alle ore 08:03 | link | commenti (2)
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lunedì, 24 agosto 2009

Ricominciamo Quasimodando...

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera...
postato da: IlGenerale alle ore 14:01 | link | commenti (2)
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mercoledì, 12 agosto 2009

Prendendo a prestito un Montale augusto.

Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d’orto,

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli, frusci di serpi.


Nelle crepe del suolo o su la veccia

spiar le file di rosse formiche

ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano

a sommo di minuscole biche.


Osservare tra frondi il palpitare

lontano di scaglie di mare

mentre si levano tremuli scricchi

di cicale dai calvi picchi.


E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com’è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.


postato da: IlGenerale alle ore 18:13 | link | commenti
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giovedì, 02 luglio 2009

La ricerca...

La ricerca è innata e continua. La ricerca continua nella sua fuga verso l'amata meta. Ed è così affascinante tra le sue collinette umorali!!

Adoro la ricerca, ma essendo al tempo stesso estenuante ed entusiasmante, credo che dovrò chiudere qualche capitolo e poi dispiegare le vele al vento... E poi ancora, incessantemente, ricominciare...

Però certi giorni, come oggi, la bellezza si rivela in tutte le sue molteplici e meravigliose forme ed io mi riconcilio un po' con il mondo... E capisco che cosa volessero dire molte e molte cose ed altrettanti ignoranti intenti...

   

postato da: IlGenerale alle ore 11:21 | link | commenti (24)
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lunedì, 29 giugno 2009

Gentilmente...

... Dovrei smetterla di massacrarmi e provare a star tranquillo, ma non è normale essere normali. Che sia primo o ultimo, aborro il mezzo, proprio perché lo amo. Però adesso, gentilmente, basta. Adesso, per favore, soyez ravis d'une belle ligne plate. Adesso ho fame e sonno, sono su una tavolozza di colori pronti, ma per dipingere un capolavoro ci vuole innanzitutto ordine e precisione. Preparazione... Poi si vedrà...

 

postato da: IlGenerale alle ore 08:10 | link | commenti (10)
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